Mia riflessione sul libro di poesie “Sulla riva del fiume”
di Giovanna Giordani
Aletti Editore
Leggendo “Sulla riva del fiume” di Giovanna Giordani ci si
imbatte, subito, in una scrittura libera, priva di orpelli linguistici, nei
versi di un Poeta che sa e vuole tenere i piedi per terra, lungi dal volersi
arrampicare su pomposi gradini letterari, fatti di sabbia.
La poetica della Giordani spazia nel suo intimo universo
che descrive così come lo sente, dalle
terzine alle quartine, dalle rime (quasi a ricordare tempi passati o mai
passati di “moda”) agli haiku, senso e sentimento accomunati mirabilmente, rigorosamente rispettati.
Leggerla è come attraversare il nostro stesso pensiero,
perchè lei è capace, con il suo dolce scrivere, di coinvolgerci mentre comunica, di stupirci con le sue brevi
carezze, di affascinarci con il suo “Senso della vita” che affida, sicura, alle
ali di una rondine.
Ci incanta nella sua libertà di scrittura, chiamando a
testimoni la natura, il sole, le montagne e il silenzio; elemento, questo, che
abbraccia l'anima, se non il corpo, di questa scrittrice che, dopo, esplode in
quell'urlo quando condanna le guerre e i prepotenti della terra che
l'alimentano.
“Sulla riva del fiume” mi sembra di veder scorrere la vita,
non una sola, ma quella di tanti, forse troppi, ai quali il destino ha
riservato angoscie e dolori e per i quali la Giordani soffre e ne scrive con il
cuore, con la penna intrisa di sentimento che solo i poeti sanno usare.
Gavino Puggioni
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