Brevi riflessioni su
“L’ODORE DEL PANE”
di Sandro Orlandi
di Sandro Orlandi
Devo dire che quello che
mi ha colpito fin dall’inizio del romanzo “L’odore del pane” di Sandro Orlandi
è l’abilità con cui questo scrittore racconta due storie parallele che
gradatamente si intersecano fino a fondersi in un unico finale coinvolgendo il
lettore in modo decisamente avvincente.
Storia, fantasia, psicologia, magia sono tutti elementi che l’autore sa far convivere con grande maestria ed equilibrio.
Addentrarsi nella lettura di questo libro è proprio come quando ci si avventura per un sentiero di montagna in mezzo ai boschi dove, assieme al respiro dell’aria salubre, ci sentiamo avvolgere da una vaga sensazione di straniamento.
Ed infatti la suspense non si lascia attendere. Capiamo subito, dalla delineazione dei personaggi, dai loro discorsi e dalle loro sensazioni, di essere in presenza di una situazione arcana, nella quale gli accadimenti si intersecano gradatamente come i pezzi di un puzzle, o come un rebus che attende una soluzione, per far emergere una verità.
C’è una richiesta di aiuto che attraversa i secoli e solo da chi possiede il “dono” può essere udita.
Il “dono” in questo caso sembra avere due significati: il primo è quello di percepire voci che i comuni mortali non possono udire, il secondo è qualcosa di più tangibile e cioè un ciondolo che ha attraversato due secoli di vita passando di mano in mano fino ai giorni nostri...
Due paesi diroccati e i resti di un convento abbandonato sono l’iniziale teatro in cui la fantasia dell’autore vola alla ricerca di una trama tesa a rappresentare la vita che in essi si svolgeva nei due secoli precedenti, supportata da una accurata documentazione storica. Tutto questo animato da personaggi decisamente affascinanti ognuno per le proprie peculiarità.
A questo punto credo sia giusto lasciare al lettore il gusto di seguire passo dopo passo questa intrigante narrazione nella quale mi pare di aver percepito, accanto ai contorni del noir, un misto di affetto e pietà che l’autore prova per le sue “creature” e quindi, di riflesso, per tutta l’umanità con le sue fragilità che molto spesso ne condizionano il destino.
Per questo io non posso che consigliare la lettura di questo originale romanzo in cui la ricerca della verità e della giustizia sono il filo rosso (e qui mi sovviene l’immagine di copertina ad opera di Maristella Angeli) che lo attraversa senza mai spezzarsi.
Giovanna Giordani
Storia, fantasia, psicologia, magia sono tutti elementi che l’autore sa far convivere con grande maestria ed equilibrio.
Addentrarsi nella lettura di questo libro è proprio come quando ci si avventura per un sentiero di montagna in mezzo ai boschi dove, assieme al respiro dell’aria salubre, ci sentiamo avvolgere da una vaga sensazione di straniamento.
Ed infatti la suspense non si lascia attendere. Capiamo subito, dalla delineazione dei personaggi, dai loro discorsi e dalle loro sensazioni, di essere in presenza di una situazione arcana, nella quale gli accadimenti si intersecano gradatamente come i pezzi di un puzzle, o come un rebus che attende una soluzione, per far emergere una verità.
C’è una richiesta di aiuto che attraversa i secoli e solo da chi possiede il “dono” può essere udita.
Il “dono” in questo caso sembra avere due significati: il primo è quello di percepire voci che i comuni mortali non possono udire, il secondo è qualcosa di più tangibile e cioè un ciondolo che ha attraversato due secoli di vita passando di mano in mano fino ai giorni nostri...
Due paesi diroccati e i resti di un convento abbandonato sono l’iniziale teatro in cui la fantasia dell’autore vola alla ricerca di una trama tesa a rappresentare la vita che in essi si svolgeva nei due secoli precedenti, supportata da una accurata documentazione storica. Tutto questo animato da personaggi decisamente affascinanti ognuno per le proprie peculiarità.
A questo punto credo sia giusto lasciare al lettore il gusto di seguire passo dopo passo questa intrigante narrazione nella quale mi pare di aver percepito, accanto ai contorni del noir, un misto di affetto e pietà che l’autore prova per le sue “creature” e quindi, di riflesso, per tutta l’umanità con le sue fragilità che molto spesso ne condizionano il destino.
Per questo io non posso che consigliare la lettura di questo originale romanzo in cui la ricerca della verità e della giustizia sono il filo rosso (e qui mi sovviene l’immagine di copertina ad opera di Maristella Angeli) che lo attraversa senza mai spezzarsi.
Giovanna Giordani
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