giovanna
giordani
sulla
riva del fiume
aletti
editore, 2009
Della lettura dei sonetti che introducono la raccolta ho
poco da dire, lo confesso, anche se alcune immagini dei versi mi hanno colpito
in maniera particolare.
Poi
passando a quei brevi componimenti poetici composti da soli tre brevissimi versi,
sei/sette/otto parole. li ho letti tutto d'un fiato, letteralmente divorati.
Mi
hanno entusiasmato, perché li ho visti materialmente, quei due innamorati che
impregnano di sé tutta la raccolta, come se fossero loro quegli
specchi lontani
di lucenti anime
inammorate...
... mentre il sole abbraccia
la vita, una vita vestita a festa nel canto infreddolito di un pettirosso...
Allora
con animo predisposto al punto giusto, ho continuato a sfogliare il libro,
certo di trovare versi ancora più consoni al mio animo già piacevolmente turbato.
E
così è stato,
Dopo
la bellissima terzina centrale (perfetta anche nella metrica affrontata con
perizia, debbo dire), la poetessa sì è incamminata sulla strada, sempre difficile,
dei versi liberi.
Perché
è nei versi liberi che il lettore attento deve andare a trovare un retrogusto ora
amaro ora dolce, e un'estrinsecazione di sentimenti reali, che a volte la metrica
nasconde, mostrando una forma - che quando è perfetta - può celare una debole
insignificante sostanza.
Ciò
che non avviene in giovanna giordani,
che in questi versi sciolti mostra tutta la sua bravura.
Anche
se a leggere il titolo: versi liberi,
mi è venuto subito da pensare ai poeti
futuristi, ma poi ho constatato che, grazie al cielo, non è così.
Queste
poesie, contrariamente a quelle, non sono
vuote, come le definisce dino campana,
tutt'altro.
Sono
poesie molto sentite ed equilibrate nella musicalità libera di sciogliersi per
offrire al lettore l'anima della poetessa, in briciole, in gocce.
Sono
rimasto colpito, ad esempio, da quel fiore
che
reclina il suo capo,
fiore
indifeso
in balia del suo mago,
e più tardi da quei leggeri abbracci dell'edera che la poetessa desidera portare al suo amato
per sognare (insieme) su una stella.
In
questi versi liberi ho notato una spontaneità rara nei poeti d'oggi, o in
quelli (e sono molti) che si definiscono tali.
C'è
una leggerezza d'espressione, presente in tutte le composizioni della raccolta,
che ho constatato essere propria di giovanna.
E mi
sono convinto, a ragione, che ella da il meglio di sé in questo genere di
poesia.
Forse
sentendosi libera da un modo obbligato proprio dal rispetto tecnico e tirannico
di una metrica classica, si esprime più agilmente; e ci propone dei sentimenti
che volano liberi da qualsivoglia vincolo e/o lacciolo.
Concordo
con lei, quando afferma
la mia poesia
è una regina scalza
che cammina
sulle punte dell'erba
e sfiora appena
i fiori...
A
volte la poesia della giordani è una
poesia personale e intima, lanciata verso altro da sé per cogliere il profumo
della natura che la circonda, in cerca di una vitalità che non intende perdersi
nemmeno per un attimo; altre volte la si vede invece involarsi su un'aria tutta
sua, al fianco di un amore che appare poco, ma si intuisce essere sempre
presente, anche quando non c'è, per ispirarne i versi.
Non
so se questo suo amore, forse vero,
forse ideale, è da vedersi nel cigno che
col
capo chino
scivola
lento
sull'acqua...
cigno che piange lacrime che
vanno a confondersi con l'acqua del lago.
E nessuno sa il suo dolore.
E nessuno conosce la fattura che gli ha propinato un mago
ei
solo ne sa
di
quell'incantesimo
che
su di lui fece
un
mago...
E li vedo abbracciati, i due amanti, volare in alto sulla
montagna in un silenzio che li tiene uniti per la vita,
fra
le cime tempestose,
mano nella mano, leggeri e
liberi di sognare.
Forse più tardi il cielo li inviterà
a
cavalcare nuvole
per
rivestire il cuore...
il cuore di tutt'e due, in
cerca della libertà che li porterà lontano, sulle ali del vento al quale
chiederanno
di
condurci in alto
dove
il tempo
non
esiste
per
ritrovarci liberi
e
splendenti
su
una stella
marcello
de santis
Nessun commento:
Posta un commento