Commento alla silloge poetica
“Pannalimone” di Tinti Baldini e Flavio Zago
“Pannalimone” un titolo che sa di
ossimoro, dolce e aspro, morbido e pungente.
Ho letto questa silloge durante
le calde giornate estive; già il guardare quella copertina mi metteva di
buonumore con le sue fresche immagini.
Lo stile di Tinti ormai mi è
familiare e penso che lo riconoscerei anche senza la sua firma. La piacevole
novità è stata invece la poetica di Flavio Zago che ancora non conoscevo.
Ho scorso le poesie a quattro
mani e qui ho notato un’affinità veramente sorprendente in quanto
l’armonizzazione dei due stili è davvero notevole.
Affinità di stile, dunque, e di
sentire. Due anime e una sola penna. I complimenti mi sorgono spontanei.
Un libro nato dal desiderio di
condividere il fare poesia in spirito di amicizia e fratellanza.
C’è un indice dei testi piuttosto
inusuale che elenca in modo non alfabetico i diversi temi ai quali i due poeti si sono
ispirati. Non mancano così i riferimenti classici, amore, dolore, natura, ma
accanto a questi ci si può imbattere anche in “scafandri” che stuzzica certo la
curiosità del lettore, oppure in “stanti” che attirano il nostro interesse e molti
altri che vorrei lasciar scoprire ai lettori.
Per ogni tema scelto, quindi, due
diverse interpretazioni accomunate dall’esigenza di cercare un senso, di esternare
con il mezzo della parola poetica ciò che ognuno sente vibrare nell’anima e che
può risultare gustoso come la panna o aspro come il limone. Perché la vita è
così, dolce e amara.
Se nelle poesie a quattro mani lo
stile dei due autori si fonde alla perfezione, come ho detto prima, nelle
poesie singole ravviso la peculiarità di ognuno.
Infatti ritrovo la Tinti che già
conosco e che apprezzo per il suo dire essenziale e profondo in cui fa
trasparire la sua ricchissima umanità. Ed eccola in “Se fossi” in riferimento
al tema “Distruggere”:
Se fossi/guanciale/non consentirei/sonno/a chi ci toglie/la voglia di sognare.
Se fossi/guanciale/non consentirei/sonno/a chi ci toglie/la voglia di sognare.
Nello stile di Flavio mi
colpiscono le armoniose metafore che fluttuano fra rime e assonanze lasciandoci
intravedere l’anima del poeta: “Di me”,
dal tema “Maestri” …….”Nulla/nulla mi passa accanto/e va, nulla
lascio/all’astro spento/Tutto/mi porto appresso/sul dorso/in vimini e
sudore/gerla mai sazia/intrecciata in divenire.”
Non cito altri stralci significativi
perché dovrei ricopiare qui tutte le poesie tanto sono caratterizzate da
intensità e bellezza. Posso solo dire di aver apprezzato molto questo duetto
poetico in cui l’anima dei due scrittori brilla come un caleidoscopio donandoci
attimi di luce interiore da condividere per rendere la vita meno grigia, meno
sola, meno buia.
E’ infatti così che io intendo la
poesia: una fiammella che resiste al vento e alla pioggia per rischiarare il nostro
cammino contribuendo a rendere più affascinante la nostra esistenza nella sua
tensione ad indagare il mistero di cui è pregna.
Grazie Tinti, grazie Flavio, di
questo graditissimo regalo che custodirò gelosamente.
Giovanna
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